Quale sarà uno dei prossimi obiettivi della ricerca scientifica mondiale? Mappare il cervello, neurone per neurone. Qualcosa come 200 miliardi di cellule e trilioni di connessioni, con lo scopo di comprendere i meccanismi e il funzionamento di patologie neurodegenerative come la demenza di Alzheimer o il morbo di Parkinson, ed arrivare così a sviluppare trattamenti efficaci per condizioni cliniche che, non va dimenticato, interessano milioni di persone. 

Un’impresa paragonabile soltanto al progetto Genoma, un progetto di ricerca internazionale che aveva come obiettivo quello di determinare la sequenza delle coppie di basi azotate del DNA e che si è concluso nel 2000, dopo circa 15 anni di studi e ricerche.

E’ ciò che si propone di fare Barack Obama, promuovendo il Brain Activity Map Project. Costo? Circa 300 millioni di dollari all’anno. Tanto? Dipende… per il governo federale a stelle e strisce non è una cifra impossibile, è sempre meno di un quinto di quello che spende ogni anno la NASA per studiare il sole. In totale, 3 miliardi di dollari. E poi,  almeno per Obama (mentre non si sa ancora per il Congresso) è un investimento, che il presidente americano intende appoggiare fino in fondo, anche considerando il fatto che il progetto Genoma, costato anch’esso circa 3,8 miliardi di dollari, si stima abbia avuto un impatto economico di circa 800 miliardi entro il 2010!


“As humans we can identify galaxies light-years away, we can study particles smaller than an atom, but we still haven’t unlocked the mystery of the three pounds of matter that sits between our ears.” 


Ascoltando le parole di Obama, chissà perchè mi è venuto in mente il famoso discorso che fece J.F. Kennedy il 12 settembre del 1962, quando il giovane presidente, parlando alla Rice University, propose agli americani di raggiungere la Luna nell’arco di un decennio. Anche allora sembrò una impresa, ma neanche dieci anni dopo, Neil Amstrong fu il primo uomo a lasciare l’impronta di una stivale in un posto chiamato Mare della Tranquillità.

 
«Abbiamo scelto di andare sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili».
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