Dieta e disturbi alimentari negli adolescenti

Dieta e disturbi alimentari negli adolescenti

Come psicologo, ho accolto con grande favore le nuove linee guida dell’American Academy of Pediatrics in tema disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti. Si propone un approccio centrato sulla prevenzione, psico-educativo e univoco, valido cioè per tutti gli adolescenti, non solo per quelli con manifeste patologie del comportamento alimentare. Si approfondisce inoltre il rapporto tra dieta e disturbi alimentari in età adolescenziale.
COSA SUGGERISCONO LE LINEE GUIDA?
In tempi in cui si assiste sempre di più al proliferarsi delle diete “fai da te” e alla diffusione e condivisione di irrealistici modelli di bellezza, le nuove raccomandazioni suggeriscono ai pediatri e ai genitori come muoversi per aiutare i teenager ad evitare sia l’obesità sia il pericolo di sviluppare un disturbo
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Stranger Post-it

Stranger Post-it

“Qual è il discrimine per far nascere un sospetto?!”

Questo è l’interessante quesito con cui si chiude un bel post apparso su Sonetto Bit qualche giorno fa. Lungi da me valutare la bontà della campagna pubblicitaria (anche se per il solo fatto che se ne sia parlato credo si possa tranquillamente parlare di successo!). Da psicologo, sono molto più interessato all’interrogativo “epistemologico” – passatemi il termine! – che l’autrice pone e alla reazione emotiva citata (PANIC), e che evoca alla mia memoria alcuni studi di psicologia sociale aventi come tema l’influenza delle emozioni sulla percezione di vulnerabilità.Ebbene, la domanda è difficile e non ho chiaramente la risposta. Tuttavia mi interroga e mi invita a riflettere: credo che la soluzione sia
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“Translation Problem”, neuroscienze e fenomenologia

“Translation Problem”, neuroscienze e fenomenologia

In futuro saremo obbligati a “tradurre” nel quotidiano ogni scoperta proveniente dal mondo neuroscientifico? Saremo costretti a modificare il modo in cui concepiamo e parliamo delle emozioni e dei nostri sentimenti in seguito alla pubblicazione di autorevoli studi che ci informano su quali siano le aree corticali attive mentre guardiamo la foto della nostra fidanzata/o, o mentre la/lo stiamo pensando? Finiremo per prendere le decisioni migliori solo perché abbiamo capito come funziona in termini neurobiochimici e cognitivi il processo di decision making?

Questo si chiede con un certo stupore Neuroskeptic riprendendo il neanche troppo provocatorio paper pubblicato recentemente da alcuni ricercatori olandesi, avente appunto come tema il “Translation Problem“. Per Translation Problem si intende proprio … Continua a leggere

Riflessioni notturne sul contributo delle neuroscienze.

Riflessioni notturne sul contributo delle neuroscienze.


Come terapeuta, nel corso degli ultimi anni mi sono confrontato con le innovazioni teoriche e metodologiche proposte del modello cognitivo-neuropsicologico, la cui originalità consiste nel recupera
re e rinnovare la concezione dell’uomo come un essere basicamente storico, incarnato e situato (un esser-ci), così come la tradizione fenomenologica sostiene da circa un secolo, e metterla costantemente in dialogo con le più recenti scoperte provenienti dal mondo neuroscientifico. Sono le stesse neuroscienze a “chiedere” un nuovo interlocutore capace di dar senso a quanto scoperto (es, neuroni specchio, emoting, ecc), anche alla luce delle inadeguatezze del classico paradigma cognitivo, sia nelle sua variante standard che costruttivista.


Il metodo Neuropsicologico prevede pertanto un continuo dialogo tra discipline che studiano l’uomo
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Continua-mente dipendere.

Continua-mente dipendere.

La psicoterapia cognitiva neuropsicologica (PCN), lungi dal considerare i disturbi mentali secondo una rigida distinzione tra organico e funzionale, parla di neuropsicopatologia: la duplice appartenenza dell’essere umano sia all’ordine fisico che a quello psichico permette di configurare la psicopatologia secondo un continuum ai cui estremi troviamo le patologie di tipo non storico e quelle di tipo storico.

Le alterazioni emotivo-comportamentali associate alle patologie non storiche (ad es. trauma cranico, ictus cerebrale, ecc.) sono spiegabili principalmente attraverso le discipline bio e conseguono a qualche causa eziopatogenetica, all’essere corpo soggetto alle leggi della fisica e della natura… Interessano la progettualità dell’individuo e comportano un’alterazione dei suoi modi di essere. Secondo l’approccio ermeneutico-fenomenologico, infatti, che è alla base della … Continua a leggere